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Dopo il Covid il riscaldamento globale: siamo preparati?

A Trieste Next, il Festival della ricerca scientifica che si svolgerà a Trieste dal 25 al 27 settembre, non poteva mancare una riflessione sul riscaldamento globale. 

La crisi pandemica non deve infatti farci dimenticare l’altra crisi, l’altra minaccia che – senza un cambio di rotta rispetto alla direzione attuale – avrà conseguenze molto gravi. Il Coronavirus è arrivato all’improvviso e ci ha trovato tutti impreparati: nessun Paese era pronto ad affrontare un virus così subdolo, tanto da essere stato scambiato all’inizio per una semplice influenza stagionale.

Ora che sono trascorsi alcuni mesi e che un po’ di esperienza l’abbiamo fatta, dobbiamo chiederci se qualcuno degli insegnamenti appresi nell’affrontare l’emergenza Covid-19 possa guidarci a livello strategico anche nel rispondere alla sfida ambientale. Perché l’emergenza climatica non è finita, non è affatto superata, anzi, il 2019/20 è stato un periodo di enormi anomalie meteorologiche con relative conseguenze di global warming.

Cosa abbiamo imparato dalla crisi pandemica sulla gestione del clima? Anzitutto la necessità di un coordinamento internazionale e di un’azione immediata. Sono poi emersi con forza il ruolo fondamentale della scienza e quello della comunicazione. Ultimo ma non ultimo, ecco il risalto all’importanza dell’impegno individuale. Quest’ultimo punto ci ricorda quanto sia determinante puntare su educazione, formazione e conoscenza, e non solo dei giovani. 

Dal punto di vista delle risposte e delle azioni da mettere in pratica, ricordiamoci che abbiamo già le tecnologie per evitare la “tempesta perfetta”, dovuta a penurie alimentari, idriche e a costi energetici che John Beddington fissava nel 2030, ma che potrebbe abbattersi molto prima senza un complessivo mutamento radicale. Quello che dobbiamo fare è organizzarci per impiegare al meglio queste tecnologie virtuose. Non c’è un’unica soluzione, ma possiamo cominciare anzitutto dalla riduzione della domanda di energia (i 2/3 delle emissioni di CO2 in atmosfera sono dovuti all’attuale sistema energetico) e puntando sulle rinnovabili.

Se ne parlerà il 26 settembre, alle 16.30, con Nicola Armaroli, direttore di ricerca dell’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività ISOF-CNR Bologna; Maurizio Fermeglia, docente e già Rettore dell’Università di Trieste; Filippo Giorgi, direttore di ricerca dell’ICTP e membro dell’IPCC, il panel internazionale di ricercatori sul clima che nel 2007 ha vinto il Premio Nobel per la pace; Alessandro Massi Pavan, docente di Elettrotecnica all’Università di Trieste. A moderare l’incontro Vanni Lughi, docente di Scienza e tecnologia dei materiali all’Università di Trieste.

La partecipazione alla conferenza, che verrà trasmessa in diretta streaming, è libera e gratuita, basta prenotarsi.

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